E’ tutta una questione di curve. Molti di voi che usano Photoshop o programmi simili dovrebbero già essere in grado di lavorare sulle curve: queste consentono all’editor di ridurre riflessi o aumentare il dettaglio nelle zone d’ombra di un’immagine. L’ Active D-Lighting, così come le soluzioni similari, lavorano sullo stesso principio, applicandolo però non in fase di post processing ma prima dello scatto stesso. Quando premete il pulsante di scatto fino a metà della sua corsa fate in modo che la macchina fotografica legga l’esposizione della scena. Se la scena è particolarmente ad alto contrasto e avete attivato l’Active D-Lighting, la macchina fotografica andrà a regolare la curva dei toni di quella scena, riducendo i punti troppo chiari ed incrementando le ombre ( o viceversa). Ovviamente è possibile determinare quale sia l’impatto dell’active D-Lighting, con la possibilità di scegliere (varia da produttore a produttore) tra una gamma di differenti valori, ovvero di differenti “impatti” di questa tecnologia.
Prima di entrare nel dettaglio delle tecnologie atte ad ampliarla, dovremmo concentrarci su cosa sia la gamma dinamica (di cui abbiamo espressamente parlato in questo articolo):  in ogni una scena è presente un punto luminoso, più vicino al bianco puro ed un punto scuro, più vicino a nero puro. Più questi due punti sono vicini rispettivamente al bianco puro ed al nero puro, maggiore è il contrasto della scena. I nostri occhi sono abbastanza bravi nel catturare tutto il range tra i due punti, o meglio sono in grado di raggiungere i 15 stop di differenza (per parlare in gergo fotografico). Al contrario, i sensori fotografici non sono così evoluti come il nostro occhio ed il range che sono in grado di “vedere” (o meglio di riprodurre) non va oltre i 9-12 stop (con 12 stop nelle macchine fotografiche professionali). Il fatto che la macchina fotografica non sia in grado di vedere lo stesso range dell’occhio fa si che l’immagine scattata ci appaia “sbagliata”: le zone scure diventano ancora più scure (nero puro) mentre quelle chiare diventano ancora più chiare (bianco puro). In pratica, nelle zone scure e chiare non è più possibile definire alcun dettaglio, al contrario di quanto il nostro occhio è in grado di fare. A causa delle limitazioni del sensore fotografico, non esiste alcun modo per recuperare le aree sovraesposte o sottoesposte. Semplicemente l’informazione presente nelle aree è irrimediabilmente persa.
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L’Active D-Lighting è un termine coniato da Nikon (ed integrato nelle sue fotocamere reflex) per definire una tecnologia che amplia la gamma dinamica del sensore della fotocamera. Ovviamente Nikon non è l’unico brand ad offrire un tale servizio, anzi buona parte dei produttori ha la sua soluzione dedicata, come Canon ed il suo Auto Lighting Optimiser. Tutte le differenti teconlogie, al netto del modo in cui sono state sviluppate ed implementate nelle macchine fotografiche, hanno in comune l’incremento dei dettagli nelle luci e/o nelle regioni ombra di un’immagine. Questa operazione viene effettuata su scene di elevato contrasto, dove la gamma dinamica di default del sensore non può far fronte alla differenza tra le parti luminose e quelle più scure della scena.
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